Giustizia culturale e ritorno alla materia nell’arte contemporanea


Giustizia culturale
Materialità
Restituzione
fromapr 22, 2026toapr 22, 2025

Dai dibattiti sulla restituzione alle pratiche partecipative e orientate agli oggetti, questa lezione esplora come gli artisti utilizzino la materia e strategie collettive per confrontarsi con memoria, potere e responsabilità culturale, trasformando il materiale in uno spazio di giustizia e cambiamento.

Giustizia culturale e ritorno alla materia nell’arte contemporanea

Questa lezione offre spunti critici esaminando pratiche artistiche contemporanee che mettono in primo piano l’intreccio tra crisi climatica e perdita culturale, mostrando come l’emergere di nuove visioni di giustizia culturale sia inevitabilmente legato — e intersechi — l’attivismo ambientale e climatico. Progetti artistici impegnati sul piano ecologico, come quelli di Martha Atienza, Nabil Ahmed, Amar Kanwar e Ursula Biemann, insistono sul valore critico della multivocalità nell’immaginare modi di vivere nel mondo che vadano oltre il “giusto”, lavorando con una pluralità di produttori di conoscenza per costruire infrastrutture collettive di restituzione giuridica e di riparazione epistemica. L’analisi di opere fotografiche e filmiche di Armin Linke e Lisa Rave, tra gli altri — accomunate da affinità geoculturali con l’arcipelago del Pacifico — considera inoltre come le visualizzazioni narrative possano diventare strumenti capaci di trasformare il lutto ecologico in un catalizzatore per l’azione climatica, rendendo al contempo visibili le relazioni intrecciate tra le società umane e l’ambiente. La lezione riflette anche sul numero speciale recentemente pubblicato Thinking The World from The Deep Ocean: Seabed Mining Across Resource, Regulatory, and Ethical Frontiers, co-curato da Nabil Ahmed, Ute Meta Bauer, Jonathan Galka e Hervé Raimana Lallemant-Moe per il Comparative Law Journal of the Pacific, sotto l’egida della Victoria University of Wellington, Nuova Zelanda. La pubblicazione riunisce una pluralità di artisti orientati alla ricerca, giuristi, studiosi e scienziati per pensare a partire dall’oceano come sito ampio e generativo di indagine — abitato da culture diverse di vita umana e più-che-umana — e per dissolvere confini obsoleti derivati da logiche coloniali ed estrattive ereditate. Infine, la lezione esamina pratiche incentrate principalmente su materialità, processo ed economie circolari attraverso il lavoro di Yee I-Lann e Ari Bayuaji.

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