Spiritualità, secolarismo e visioni moderniste nell’arte del Asia occidentale nel periodo post-indipendenza
Nei decenni in cui le nazioni venivano ricostruite, anche i significati dell’arte cambiavano. Tra eredità spirituale e modernità secolare, gli artisti dell’Asia occidentale hanno forgiato nuovi vocabolari di forma e pensiero. Dal Baghdad Group al fenomeno della horoufiya, questa lezione traccia come calligrafia, astrazione e visione politica convergessero in una ricerca decoloniale di appartenenza e autodefinizione.
La lezione analizza la produzione artistica in Asia occidentale nei decenni della formazione degli stati, sia in parallelo che dopo l’indipendenza dal dominio coloniale europeo, quando l’ascesa delle ideologie pan-arabe e socialiste ridefinì la vita culturale nella regione. In questo contesto in evoluzione, gli artisti negoziarono la tensione tra eredità spirituali, modernismi secolari e ricerca di autonomia culturale, situando il loro lavoro all’incrocio tra identità locale e correnti globali d’avanguardia. La lezione esamina il fenomeno della horoufiya e le differenze rispetto alla calligrafia moderna, evidenziando figure come Madiha Omar, Hashim al-Khattat e Jumana El-Husseini, che trasformarono la scrittura araba in un luogo di innovazione estetica e spirituale. Si considerano inoltre le transizioni tra figurazione e astrazione nelle opere di Shakir Hassan Al Said, Baya Mahieddine, Milad al-Shayeb, Elias Zayat e Kamal Boullata, dove la sperimentazione formale rifletteva dibattiti più ampi su identità, memoria e modernizzazione. L’attenzione viene dedicata anche al Baghdad Modern Art Group e al concetto di istilham al-turath, inteso come riattivazione dell’eredità come fonte di ispirazione e innovazione.
7 febbraio 2026 - Dalle 15:00 alle 17:00 (CET)
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