Repressione, resistenza e spiritualità in America Latina
Quando l’espressione stessa divenne un atto politico, gli artisti di tutta l’America Latina ricorsero alla sperimentazione come forma di resistenza. Dal Movimento antropofago e il Neo-Concretismo in Brasile alle performance radicali di Tucumán Arde e CADA, questa lezione ricostruisce come la pratica artistica abbia negoziato la repressione statale, reinventato le forme dell’autonomia culturale. Attraverso gesti di appropriazione, astrazione e azione comunitaria, l’arte diventò testimonianza e trasformazione, un mezzo per immaginare la libertà di fronte al controllo.
La lezione esamina la produzione artistica in tutta l’America Latina durante periodi di conflitto politico e sociale, quando regimi autoritari e censura statale influenzavano l’espressione culturale e il discorso pubblico. Verranno analizzati i primi esperimenti modernisti in Brasile, inclusi i lavori di Anita Malfatti, Emiliano Cavalcanti e Tarsila do Amaral, le cui contribuzioni al Movimento antropofago reinterpretarono il modernismo europeo attraverso riferimenti culturali locali e strategie di appropriazione e ibridazione, insieme al movimento Neo-Concretismo brasiliano, con figure come Lygia Clark, Lygia Pape e Hélio Oiticica. La lezione considera anche le performance politiche e le pratiche contro-narrative in Argentina e Cile, inclusi Tucumán Arde, Marta Minujín, Carlos Leppe e il collettivo CADA, le cui azioni nello spazio pubblico e installazioni effimere affrontavano la violenza statale promuovendo al contempo il coinvolgimento civico. In Ecuador, il movimento VAN, rappresentato da Enrique Tábara, Theo Constanté Parra, Juan Villafuerte e Luis Molinari, mostra come astrazione e strategie moderniste siano state combinate con simbolismo locale per affermare l’autonomia culturale e rispondere a trasformazioni politiche e sociali. Le tendenze neo-espressioniste in Ecuador e Cile vengono considerate attraverso il lavoro di Manuel Felguerez, Teresa Cito, Jan Hendrix, Carlos Eduardo Maturana Piña, Bororo e Samy Benmayor. Infine, la lezione affronta l’uso politico del folklore e delle pratiche vernacolari, mostrando come artisti come Bárbaro Rivas, Tilsa Tsuchiya e Juan Camilo Uribe, insieme a collettivi come Las Arpilleras, abbiano mobilitato immagini tradizionali, forme narrative e strategie comunitarie per affrontare l’ingiustizia sociale e preservare la memoria collettiva.
28 febbraio 2026 - Dalle 15:00 alle 18:00 (CET)
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