Umano e più-che-umano

Tema del tavolo
Dove tracciamo i confini dell’umano? E quelli dell’individuo? Del collettivo? Come costruiamo il “noi” a cui sentiamo di appartenere: chi può entrarvi e chi decide chi ne viene escluso?
In queste scelte risiede la possibilità di un futuro sostenibile: nel decidere chi può essere protetto e chi viene considerato sacrificabile, e nell’immaginare quali forme—umane e non umane—il futuro potrà assumere. Attraverso il dialogo tra artisti e ricercatori, curatori, attivisti, designer, antropologi e agronomi, questa tavola rotonda intende esplorare come le prospettive non umane possano essere ascoltate, co-progettate e incluse all’interno di un “noi” intrinsecamente sostenibile. Quali alleanze possono essere costruite tra persone, luoghi, ambienti e altre entità viventi? Quale ruolo possono giocare l’arte e la cultura nel plasmare una simbiosi evolutiva tra istituzioni e comunità multispecie?
I partecipanti selezionati riuniscono una vasta gamma di geografie, pratiche e forme di conoscenza—dalla ricerca teorica al design applicato, dall’attivazione territoriale alla sperimentazione artistica—con un’attenzione condivisa alle dimensioni comunitarie e relazionali della sostenibilità umana e più-che-umana. I loro percorsi compongono un paesaggio plurale in cui l’agire sul e con il territorio diventa forma di immaginazione artistica e poetica, mentre le pratiche artistiche, curatoriali o di ricerca diventano strumenti concreti per tracciare cammini nel mondo.
Partendo dalla condizione di emergenza in cui viviamo—dove le strategie a lungo termine non sembrano più praticabili—lo sviluppo di tattiche e alleanze più-che-umane può guidarci verso un mondo abitabile? Attraversando i regni del vivente senza gerarchie, questa tavola rotonda intende considerare margini e residui, vulnerabilità e coesistenze come luoghi generativi di nuove forme di cura, alleanza e trasformazione.
Domande principali su cui si svilupperà la discussione
- Viviamo un’emergenza su molti fronti, con la crisi climatica che ci pone direttamente di fronte alle domande sulla sostenibilità e sul nostro rapporto con il non-umano, spesso generando una sensazione di paralisi. Se le strategie a lungo termine non sono più disponibili, quali tattiche o alleanze possiamo immaginare e adottare, come individui e come istituzioni?
- Come operatori culturali, per quanto le nostre pratiche possano rivolgersi a un orizzonte politico, il nostro primo livello di impatto risiede nel regno dell’immaginazione, della narrazione e della cultura. In che misura questo lavoro plasma il nostro rapporto con il non-umano e quello dei pubblici con cui ci relazioniamo? In che modo contribuisce a ridefinire il confine di chi—e di cosa—consideriamo sacrificabile?
- Le pratiche che sviluppiamo—che siano artistiche, curatoriali o di ricerca—hanno il potere di trasformare gli spazi in cui si collocano, a livello istituzionale o individuale? In quali modi generano forme concrete di relazione e cura multispecie?
Date : Sep 28, 2025
Time : 12:00 - 14:00 PM
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